Le calzature italiane a rischio triple-dip

da fashionmagazine.it

«I dati riferiti al terzo trimestre 2014 confermano le dinamiche non pienamente positive emerse nel primo semestre – ha detto oggi, 10 dicembre, Cleto Sagripanti, presidente di Assocalzaturifici, in un incontro stampa in cui sono state anticipate le novità del prossimo TheMicam, in programma dal 15 al 18 febbraio -. Da qui nasce il timore del triple-dip: un’ulteriore battuta d’arresto sul recupero intrapreso verso i livelli pre-crisi di fine 2008». L’associazione ha anche comunicato il nome del nuovo direttore generale.ulgcksvsdwnrgcdn_l

Dopo la crisi di fine 2008, che aveva portato la produzione sotto la soglia critica delle 200 milioni di paia prodotte in Italia (198 milioni nel 2009), il settore della calzatura aveva iniziato un lento ma progressivo recupero, che aveva avuto una battuta di arresto nel 2012 ritornando quasi sotto la soglia critica (198,5 milioni paia) e facendo segnare un secondo scalino negativo (il double-dip settoriale).

Il 2013, grazie soprattutto alla crescita delle esportazioni extra-Ue, aveva di nuovo riportato oltre quota 200 milioni le produzioni italiane, ma oggi i dati mostrano che vi sono seri rischi che il recupero si arresti nuovamente, per un terzo sforamento verso il basso nel 2014.

Nei primi otto mesi dell’anno i dati Istat, elaborati dall’ufficio studi di Assocalzaturifici, vedono le esportazioni in sostanziale stagnazione (-0,1% in quantità), ma con un aumento in termini di valore (+3,9%), grazie all’incremento dei prezzi medi di vendita (+4%).

Nel periodo considerato il saldo settoriale è risultato in attivo per 2.941 milioni di euro, con un aumento dell’1,8% sul corrispondente periodo 2013. In termini di Paesi e aree geografiche, si evidenziano tre macro-trend: una tenuta delle esportazioni nella Ue, seppure con casi molto differenti tra loro, un raffreddamento della crescita nel Far East e un importante rallentamento nell’area dell’Europa Orientale.

In particolare, nei Paesi della Comunità degli Stati Indipendenti si sono verificati cali a doppia cifra: -17,5% complessivo in volume e -21,4% in valore, dove Russia (-22,2% in valore), Ucraina (-29,4%) e Kazakistan (-14%) rappresentano l’apice della crisi.

Il prossimo TheMicam, in programma a Fiera Milano Rho dal 15 al 18 febbraio (con date fortemente anticipate rispetto al passato), si arrichirà delle sfilate dedicate ai più importanti trend della calzatura. Gli show si terranno a TheMicam Square, al padiglione 10, nei primi tre giorni di manifestazione e saranno organizzate in collaborazione con lo studio Rosemary Ferrari WGSN.

Oggi è stato anche il giorno dell’annuncio ufficiale del nuovo direttore generale di Assocalzaturifici, che prende il posto lasciato vacante da Fabio Aromatici.

Si tratta di Tommaso Cancellara, che assumerà la carica a partire da gennaio 2015. Comasco, classe 1980, è laureato in Economia a Lugano. Nei primi anni della sua carriera ha lavorato per il gruppo Ferrari-Maserati, per poi passare, dopo una breve esperienza in consulenza, in Technogym, dove dal 2010 ha ricoperto responsabilità crescenti, fino a diventare direttore marketing della regione Asia&Pacific. Gli ultimi tre anni li ha passati a Shanghai.

Poshmap: il social network sulla moda

da d.repubblica.it

Posti, taggi, condividi proprio come se fossi su Facebook. Ma qui poshmapl’unico tema che permette di socializzare è la moda. Creata da due trentenni romani questa App è scaricabile gratuitamente e permette a blogger, brand e semplici appassionati di incontrarsi virtualmente

Ci si iscrive come in un normale social network, si crea un profilo scegliendo tra tre opzioni – utente, blogger e brand – si scatta una foto e la si carica impostando il filtro desiderato. La novità? Al posto di taggare i volti si tagga il proprio look. Vestiti, scarpe e oggetti, l’outfit di un momento particolare o quello visto, imitato e desiderato. Si chiama Poshmap ed è il primo social network made in Italy sulla moda. È il frutto dell’idea di due trentenni romani, Matteo Di Pietro e Luigi Maria Moncelsi, che hanno preso spunto dalle fotografie che ragazze e ragazzi condividono quotidianamente su Facebook e Instagram, aggiungendo nei commenti i dettagli sulla marca e il prezzo di ciò che indossano.”Perché creare una lunga coda di botta e risposta se tutte le informazioni si possono racchiudere in un’unica foto?”, dice Matteo. 

Poshmap è una piattaforma incentrata sulla moda, rigorosamente unisex, e aperta anche al make-up e agli oggetti: dagli orologi alle barche. In questo social network c’è posto per tutti: utenti, fashion blogger e commercianti. Seguendo le icone arancioni, si possono scoprire le ultime tendenze attraverso le foto pubblicate dagli iscritti. Il Posh, un doppio clic sull’immagine, equivale al “like” di Facebook e come sul social di Zuckerberg l’immagine può essere commentata, condivisa e salvata. Gli utenti possono creare il proprio guardaroba virtuale, mentre i brand una vetrina in cui mostrare i propri prodotti. Su ogni foto appaiono tanti piccoli tag, simili alle etichette dei capi, basta cliccarci sopra per entrare nella pagina dedicata al marchio. L’applicazione, già disponibile gratuitamente per gli smartphone iOS e Android, è stata pensata per essere declinata su tutti i dispositivi, dal pc al tablet, ed è integrata con tutti i social network: la foto caricata su Poshmap può essere contemporaneamente condivisa su Facebook, Instagram, Twitter e Pinterest. “Attraverso i posh assegnati dagli utenti” spiega Matteo, “la piattaforma indicizza le preferenze degli iscritti. Questo insieme alla geolocalizzazione, che sarà attiva da novembre, farà sì che l’utente venga avvisato ogni volta che si troverà vicino al negozio con il prodotto desiderato”. Sono circa 300 le persone che hanno scaricato l’applicazione sul proprio smartphone, mentre la pagina Facebook di Poshmap conta quasi 2000 like. “Per adesso il nostro modello di business è incentrato su due aspetti principali” continua Matteo, “la cessione del pacchetto email degli iscritti e la vendita dei dati statistici. Ma l’obiettivo è creare un Posh-shop, cioè un e-commerce dove acquistare direttamente i prodotti”. Ma si sa far nascere una startup oggi non è più così difficile, la vera sfida è riuscire a farla crescere. “La nostra forza è e sarà il made in Italy” conclude Luigi, “non solo perché siamo il primo social network di questo tipo ad aprire in Italia, ma anche perché avremo un’attenzione particolare per i marchi italiani, soprattutto quelli artigianali e di alta qualità”.

Kilos, l’abbigliamento si vende a peso

da: Pronews.it

Kilos-620x347Un’idea lasciata decantare qualche anno, in attesa del giusto mood. Molti viaggi tra Spagna, Stati Uniti, Belgio e poi ancora Parigi e Berlino per cogliere spunti e lasciarsi ispirare. Fino a quando l’11 novembre scorso Guido e Asia, due giovani pieni di energie e di determinazione, torinese lui, polacca lei, hanno inaugurato “Kilos”, uno store di abbigliamento a peso, a Torino, nel vivace quartiere Vanchiglia.

Avevamo in mente qualcosa di diverso”, racconta Asia. “In Italia esisteva il sistema del conto vendita o la vendita di usato di marca a prezzi elevati. Nei mercatini dell’usato si trova prevalentemente merce italiana e il prezzo è dettato da chi vende o da chi porta la merce. Noi, invece, abbiamo voluto aprirci e attingere al mercato iglese, tedesco, americano. E in più abbiamo introdotto questa soluzione della vendita al chilo. Ci sta a cuore , infatti, la questione ecologica del riciclo e quella di dare la possibilità a chiunque, in un momento difficile per la crisi, di togliersi uno sfizio spendendo pochi euro”. Del gusto per il green è prova la scelta dei materiali: tutto legno e materie naturali, pedane riutilizzate, scritte fatte a mano.

Un ambiente originale e curato, con dettagli di arredo scovati nei mercatini rionali, come una vecchia bilancia, un appendiabiti antico, un manichino un po’ smorfioso. Tra gli scaffali o appesi alle grucce si trovano abiti per uomo e per donna,  qualche capo per bambini, accessori e bigiotteria. La merce è pari al nuovo oppure fine serie nuova. Gli stili sono  classico, trendy e vintage.  “Abbiamo capi per tutti i gusti: un punk può scovare qualcosa di sfizioso, magari la nonnina novantenne un cappotto, la ragazza alla moda una gonna griffata. Lo spirito è quello di una caccia al tesoro”. E poi c’è un particolare curioso: la bilancia per il controllo autonomo del prezzo. Il cartellino orienta il cliente con una stima del peso, ma ciascuno può pesare il capo che gli interessa e calcolarne il prezzo. Ma quanto si riesce a far stare in un chilo? Di solito da 4 a 6 capi, considerato che una maglietta pesa circa 2 etti, un maglione il doppio, un foulard 40 grammi. E non è obbligatorio acquistare un chilo di merce.

Una bella sfida e tanto da fare per Guido e Asia. Nessun rimpianto per i loro lavori precedenti – ex commerciale lui, addetta alla logistica e customer service lei – e voglia di guardare al futuro. Se poi, oltre al sodalizio professionale, si può contare anche su una storia d’amore ad unirli, ancora meglio.
Per cominciare a dare un’occhiata: https://www.facebook.com/pages/KILOS-abbigliamento-a-peso/409439009185564b

Oggi al via theMICAMshanghai. La calzatura Made in Italy alla conquista dell’Oriente

da: Modaonline.it

themicamshanghaitheMICAMshanghai, prima mostra internazionale del comparto moda calzatura in Cina, apre oggi la sua terza edizione, che si terrà da oggi 24 marzo 2014 al 26 presso lo Shanghai Exhibition Center, un appuntamento sempre più internazionale e business-oriented con importanti novità, organizzato congiuntamente da Assocalzaturifici e Fiera Milano SpA. Continua la lettura di Oggi al via theMICAMshanghai. La calzatura Made in Italy alla conquista dell’Oriente